
15 Gennaio 2010
Il Municipio di Bellinzona espone con una lettera alla Commissione Speciale dell'Energia del Gran Consiglio la propria posizione sulla delicata ed annosa questione della Concessione della Morobbia.
In data 11 novembre 2003 (cioè oltre sei anni fa) la Città di Bellinzona ha richiesto al Gran Consiglio il rinnovo della concessione per lo sfruttamento delle acque della Morobbia. L’attuale concessione scade il 31 dicembre dell’anno in corso.
Con il Messaggio n. 5531 del 1º giugno 2004 il Consiglio di Stato invita il Gran Consiglio a «respingere la domanda preliminare di rinnovo della concessione per l’utilizzo delle acque della Morobbia presentata dal Comune di Bellinzona» e ad «approvare il principio dell’utilizzo in proprio delle acque della Morobbia e dei relativi affluenti tramite l’AET.»
Il Municipio di Bellinzona ha reagito con un comunicato dell’11 giugno 2004, nel quale:
- non contestava il principio della riversione;
- chiedeva che venisse tenuta in considerazione l’importanza degli impianti della Morobbia per il Bellinzonese (20% del fabbisogno) di fronte all’esiguità della produzione degli stessi su piano cantonale (1% del totale);
- proponeva di concedere almeno un rinnovo parziale della concessione, allineando la scadenza della stessa a quella dei grossi impianti che passerebbero all’AET dopo il 2035.
Dopo oltre cinque anni di infruttuosa attesa, di fronte alla situazione di stallo, il Capo dicastero ed il direttore delle AMB hanno incontrato la direttrice del DFE per aprire una via negoziale alternativa. Le trattative con i vertici dell’AET hanno così portato a una proposta di accordo, che è ora sul tavolo del Municipio di Bellinzona.
Ma il punto che impedisce al Municipio di entrare in materia su questa proposta non riguarda i contenuti ed i dettagli dell’accordo (che qui tralasciamo), quanto piuttosto l’eventualità che si possa creare una disparità di trattamento, emersa negli ultimi tempi: vi sarebbe in sostanza la possibilità che il Parlamento decida di procedere al riscatto degli impianti della Morobbia e nello stesso tempo conceda invece il rinnovo della concessione per un’altra richiesta pendente.
Ciò significa che verrebbe a cadere la tanto conclamata volontà di attenersi strettamente al principio della riversione degli impianti al momento della scadenza delle rispettive concessioni. Dopo oltre cinque anni di discussioni, incontri, richieste e proposte di compromesso al Municipio di Bellinzona sembra per lo meno fuori luogo pensare di risolvere questa situazione intricata e delicata con una decisione che per la Città di Bellinzona non potrà che essere vista come un inaccettabile atto di forza fondato su un’inspiegabile disparità di trattamento.
Un altro punto che merita attenzione è legato all’asserzione secondo la quale la riversione è atto dovuto per evitare una disparità di trattamento tra comuni che possono esercitare in proprio la produzione di energia ed altri che non ne hanno la facoltà o la possibilità.
Se l’acqua è bene comune e come tale deve essere gestito, appare allora difficile comprendere come la revisione della legge sulla perequazione finanziaria intercomunale possa arrivare a proporre di riversare il 30% dei canoni d’acqua ai comuni quale contributo di localizzazione geografica, trascurando totalmente il suddetto principio di equità. In tal senso se le finalità che il Consiglio di Stato persegue con la modifica della legge sulla perequazione finanziaria, ovvero il sostegno alle zone finanziariamente più fragili, sono condivisibili, le stesse appaiono comunque in stridente contrasto con i principi di parità di trattamento legati alla proposta di riversione della Morobbia.
È inoltre opportuno ricordare che, come ha ben messo in luce il parere giudico del Prof. Blaise Knapp, le decisioni sul rinnovo e la riversione non avvengono in forza di un automatismo, ossia su criteri dettati dall’interesse esclusivo ed unilaterale del Cantone, bensì richiedono, come sancisce l’art. 7 cpv. 1 una ponderazione degli interessi contrapposti”. In concreto, correttamente effettuata sulla base di tutti le circostanze del caso, la ponderazione non può che portare al rinnovo della concessione, vista l’importanza regionale dell’impianto gestito da un’azienda completamente in mani pubbliche.
Se il principio della riversione non è più così assoluto come si è sempre voluto dichiarare, allora non vi è nessun motivo per penalizzare la Città di Bellinzona, colpendo un’azienda pubblica di indubbia valenza regionale, che ha dimostrato negli anni di saper adempiere ai propri compiti con competenza e progettualità.
Con queste considerazioni, il Municipio di Bellinzona si riconferma nella sua richiesta di rinnovo della concessione, almeno nella forma di compromesso che prevede l’allineamento della scadenza al 2035 (concessione di 25 anni a partire dal 1 gennaio 2011), e invita pertanto la Commissione prima ed il Parlamento poi a voler considerare con equilibrio e pragmatismo tutti gli aspetti di questa delicata questione.